Danni da restrizione

effetti della restrizione alimentare

 Minnesota Study – A. Keys et al. 1950

Il Minnesota Study è uno studio sperimentale condotto nel 1950 da A. Keys e dai suoi colleghi dell’Università del Minnesota che dimostra in modo molto efficace quali sono gli effetti della dieta restrittiva e della conseguente perdita di peso sul comportamento. 
L’esperimento comportava una valutazione accurata di 36 giovani uomini, sani fisicamente e psicologicamente cui era stato ristretto il loro introito calorico per circa 6 mesi. Si offrirono più di 100 uomini come volontari per lo studio, come alternativa al servizio militare, ne furono selezionati 36 e 4 di questi abbandonarono l’esperimento perché ritenuto non sopportabile. 
I volontari vennero sottoposti per 6 mesi ad una restrizione che corrispondeva alla metà del loro introito calorico iniziale. A questo regime conseguì una perdita di circa il 25% del loro peso iniziale. 
Successivamente ai 6 mesi di restrizione, ci fu un periodo di rialimentazione durante il quale gli uomini vennero nutriti in modo normale. 
Tutti gli uomini sperimentarono drammatici cambiamenti fisici, psicologici e sociali e nella gran parte dei casi, questi cambiamenti continuarono a persistere anche durante la fase di riabilitazione o di nutrizione normale.
 

 
Effetti sul comportamento alimentare

Il cambiamento più evidente che si verificò nei volontari fu un drammatico aumento della preoccupazione nei confronti del cibo, che divenne un pensiero incessante, uno dei principali argomenti di conversazione, di lettura e dei sogni a occhi aperti. I volontari iniziarono a collezionare libri di cucina e di ricette, caffettiere, piatti da forno e altri utensili da cucina. 
La maggior parte del giorno era dedicata a pianificare come avrebbero mangiato la loro razione giornaliera e questo comportamento aveva lo scopo di prolungare il momento dell’assunzione di cibo e di farne aumentare l’attrazione o la quantità. 
Alcuni soggetti dello studio furono sorpresi a ingoiare il cibo velocemente o a consumarlo molto lentamente e verso la fine del periodo di restrizione alcuni partecipanti prolungavano un pasto che prima avrebbero consumato in pochi minuti per quasi due ore. 
Aumentò drasticamente il consumo di tè e caffè e, allo stesso modo, l’uso della gomma da masticare. 
Nella fase di riabilitazione nutrizionale persistettero la maggior parte degli atteggiamenti e comportamenti anomali nei riguardi del cibo. 
La fase restrittiva provocò anche un aumento della fame che in alcuni soggetti fu abbastanza tollerata, in altri creò grande preoccupazione e portò a perdita di controllo. Molti volontari furono incapaci di seguire il semi-digiuno e compirono delle abbuffate seguite da auto-rimprovero. 
Dopo circa cinque mesi di rialimentazione, la maggioranza degli uomini riportò una certa normalizzazione del comportamento alimentare, ma per qualcuno di loro il consumo smodato di cibo perdurò. 


 

 Effetti sullo stato emotivo e sulla personalità 


La maggior parte dei soggetti, nonostante tutti i volontari fossero psicologicamente sani prima dell’esperimento, sperimentò un significativo deterioramento emotivo come risultato del semidigiuno. Lunghi erano i periodi di depressione, di irritabilità seguita da scoppi d’ira. L’ansia divenne più evidente in tutti i soggetti e, con il proseguimento dell’esperimento, molti degli uomini che prima erano abbastanza tranquilli iniziarono a mangiarsi le unghie o a fumare perché si sentivano nervosi. Anche l’apatia divenne comune in alcuni, che in precedenza erano molto dediti alla loro igiene personale, iniziarono a non curare più il loro aspetto. Durante i periodi di rialimentazione, i disturbi emotivi non scomparirono immediatamente ma perdurarono per diverse settimane, con alcune persone che divennero effettivamente più depresse, irritabili, litigiose e negative di quanto non fossero state durante il periodo di semidigiuno. 

Effetti sullo stato cognitivo e fisico 

 I soggetti riportarono un peggioramento della concentrazione, della prontezza, della comprensione e della capacità di giudizio, tuttavia non furono rilevati segni di diminuzione delle capacità intellettuali. 
I cambiamenti fisici dopo 6 mesi di semidigiuno furono numerosi: disturbi gastrointestinali, diminuzione del sonno, senso di stordimento, emicranie, ipersensibilità al rumore e alla luce, riduzione della forza fisica, impoverimento del controllo motorio, edema, perdita dei capelli, diminuzione della tolleranza al freddo (mani e piedi freddi), disturbi della vista, disturbi dell’udito, parestesie (formicolio o pizzicore). Molti cambiamenti riflettevano un generale rallentamento dei processi fisiologici corporei. Si verificarono diminuzioni della temperatura corporea, del battito cardiaco e della respirazione e della spesa energetica a riposo (REE). Il REE è la quantità di energia che il corpo richiede a riposo (senza praticare alcuna attività fisica) conservando i normali processi fisiologici. Ciò ammonta a circa di 2/3 del fabbisogno totale di energia. Alla fine del semidigiuno, il REE degli uomini era sceso di circa il 40% rispetto a quello dei livelli normali. Questo calo, proprio come altri cambiamenti fisici, riflette la straordinaria capacità del corpo di adattarsi a un minore apporto calorico riducendo il proprio bisogno energetico. 


 
 Effetti sul comportamento sociale e sessuale

Il comportamento sociale mutò nei volontari sottoposti a restrizione alimentare: divennero progressivamente più introversi e isolati. Aumentò il senso di inadeguatezza sociale e l’umorismo e il senso di cameratismo diminuirono. Anche i contatti con l’altro sesso subirono una netta diminuzione durante il periodo del semidigiuno. L’interesse sessuale si ridusse in modo drastico, gli impulsi sessuali cessarono o diventarono meno comuni. 


 
Conclusioni 



Ciò che rende lo studio interessante e ancora attuale è che molti dei sintomi che si pensava fossero specifici dell’anoressia nervosa, della bulimia nervosa e dei pazienti affetti da DCA sono secondari alla denutrizione. Questi sintomi non si limitano al cibo e al peso, ma si estendono potenzialmente a tutte le aree di funzionamento sociale e psicologico. Dato che molti sintomi postulati in questi disturbi sono secondari alla denutrizione, è assolutamente essenziale che il pattern alimentare e il peso siano riportati a livelli “normali” per ristabilire accuratamente le funzioni psicologiche. 

paradosso delle diete dimagranti

Il paradosso delle diete dimagranti è che alla lunga diventano ingrassanti. Si perde peso per riacquistare più chili di quelli di prima e in percentuale per poi recuperare più grasso di quello iniziale. Questo fenomeno si osserva perchè le diete fortemente restrittive comportano degli effetti negativi sia a livello fisico che a livello psicologico. Dopo il periodo di restrizione la persona torna a mangiare come o più di prima, recuperando così il peso perso. L'esperienza dei sensi di colpa derivata dal fallimento dietetico, ripetuta nel tempo, porta all'instaurarsi e al perpetuarsi di pensieri fallimentari e depressivi che spesso diventano causa di una ricerca di cibo che porta inevitabilmente ad un aumento del peso.

 I danni che derivano da una dieta restrittiva riguardano principalmente tre macro aree: biologica, psicologica e comportamentale.

 

 DANNI BIOLOGICI

Adattamento metabolico: abbassamento del valore del dispendio energetico iniziale del 20-25% che l'organismo mette in atto per difesa, per adattarsi al nuovo regime calorico, opponendosi in questo modo alla perdita di peso e favorendone il recupero.

 Compromissione della composizione corporea: La perdita di peso a cui si va incontro all'inizio della restrizione non riguarda solo una perdita di tessuto adiposo ma anche e soprattutto di massa muscolare e acqua.

Aumento dei segnali biologici che stimolano l'appetito

Deficit glucidico: risulta da una restrizione dell'assunzione di zuccheri e porta alla diminuzione dei livelli di serotonina (con conseguente irritabilità, stanchezza, depressione, bisogno di cibi dolci e perdita di controllo) e alla compromissione della massa muscolare.

 

 DANNI PSICOLOGICI

La dieta restrittiva porta a sperimentare ansia, irritabilità, preoccupazione e focalizzazione sul cibo. I fallimenti del proposito restrittivo portano ad un abbassamento del senso di autoefficacia, dell'autostima con conseguenti sensi di colpa e abbassamento del tono dell'umore.

 

DANNI COMPORTAMENTALI

La riduzione drastica dell'apporto calorico può portare alla perdita di controllo, all'iperalimentazione e alle abbuffate compulsive con conseguente recupero del peso. Si instaura spesso un circolo vizioso di restrizione con perdita di controllo seguita sensi di colpa, depressione e fallimento. ne consegue un inevitabile recupero del peso e un nuovo ed ennessimo proposito restrittivo.